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A cascata è l’opposto di Agile?

A cascata è l’opposto di Agile? No, secondo Gerald Weinberg, autore di testi fondamentali come The Psychology of Computer Programming (1971) e The Secrets of Consulting (1986).

Se e quando i requisiti sono tutti chiari all’inizio, e esistono casi in cui lo sono, l’approccio a cascata è adeguato.

L’agilità è invece contrapposta alla eccessiva burocratizzazione dello sviluppo, che riduce la produttività e la flessibilità, e che demotiva le persone.

Ospitare pubblicità senza farsi odiare

Ospitare pubblicità senza farsi odiare è un problema per molte app e per molti siti (anche se non per questo, che non la ospita).

In rete gli annunci sono ovunque. Preferiremmo che non ci fossero, ma ci sono, e se di solito ci infastidiscono un po’, alcune volte ci fanno davvero arrabbiare.

Il fastidio provocato dalla pubblicità è un problema per chi va sui siti o usa le app mobili. Ma lo è anche per chi investe in pubblicità (e vorrebbe che fosse efficace) e per chi la ospita (e guadagna ospitandola).

Non tutte le pubblicità ci infastidiscono allo stesso modo, comunque, e uno studio del Nielsen Norman Group le mette a confronto, tenendo conto delle differenze tra l’accesso in rete via pc o tramite dispositivi mobili.

Quali sono le forme pubblicitarie che ci infastidiscono di più sul pc? Quali sui dispositivi mobili?

Le tecniche di pubblicità online più odiate, “The Most Hated Online Advertising Techniques“, di Therese Fessenden.

Presentarsi bene online

Presentarsi bene, dare un’immagine attraente e affidabile, per le aziende è essenziale.

Nel digitale, l’immagine che diamo online influenza la percezione che i nostri clienti o utenti hanno di noi, e ha effetti diretti sul nostro rapporto con loro.

Non si tratta di look, non è un problema estetico. Si tratta invece di rispondere in modo adeguato a ciò che clienti e utenti si aspettano di trovare quando si rivolgono a noi.

Che un internet banking sia esteticamente gradevole mi interessa poco: mi interessa molto di più che sia agevole da usare, con risposte veloci, senza complicazioni inutili e senza messaggi promozionali che mi intralciano.

E che quando ho bisogno di assistenza non debba perdere troppo tempo ascoltando comunicazioni inutili, aspettare troppo a lungo un operatore, non ricevere il servizio che chiedo.

Your Digital Interface is your Brand, di Gerry McGovern.

 

Lean Inception – impostazione di un progetto agile

Lean inception: come impostare un progetto da condurre con approcci agili, senza rischiare di trascurare le basi essenziali per il suo successo.

Il Big Design Up Front (BDUF) è una pratica con molti aspetti negativi, ma una totale assenza di impostazione iniziale del progetto può essere ancora più rischiosa.

Qual è il minimo di impostazione iniziale necessaria per ridurre i rischi senza spendere troppo in una fase iniziale di durata eccessiva? Questa domanda ha originato la proposta di Lean Inception, formulata da Paulo Caroli e pubblicata qui: https://martinfowler.com/articles/lean-inception/ .

Quali limiti per l’outsourcing

Nell’era della conoscenza bisogna saper distinguere tra la conoscenza vitale e quella di supporto. Vitale è la conoscenza dei processi operativi specifici e fondamentali dell’organizzazione; di supporto è la conoscenza che riguarda processi comuni a tutti i settori di attività (come ad esempio la gestione amministrativa o la gestione del personale).

Ora, la conoscenza nelle organizzazioni è in gran parte incorporata nel software. Usare pacchetti applicativi standard per gestire i processi operativi comuni, cioè la conoscenza di supporto, comporta vantaggi indubbi sia in termini di costo che di semplificazione. Ma esternalizzare lo sviluppo dei sistemi software che incorporano la conoscenza vitale è rischioso:

“Questa forma di outsourcing significa abdicare al compito di accrescere e rendere operativa la conoscenza vitale del proprio business. Continua la lettura di Quali limiti per l’outsourcing

Miglioramento: processo o strumenti?

Come migliorare lo sviluppo software? Con strumenti migliori? O rivedendo il proprio processo di sviluppo?

Molti sostengono che partire dagli strumenti è una scelta perdente: prima bisogna definire un processo adeguato, e solo in seguito passare alla scelta degli strumenti. Affermazione di buon senso, messa però in discussione da un articolo di Jitka e Michael West: “Through These Fields of Destruction: The Tools Versus Process Wars”, contenuta nel numero monografico di Crosstalk dedicato al rapporto tra tecnologie e processi. Secondo gli autori, è meglio se la definizione di processo e strumenti viene pensata insieme.

CrossTalk è il bimestrale online e gratuito sul software engineering pubblicato dalle organizzazioni militari USA.

La continua evoluzione

Nel mondo dei libri fisici esistevano le edizioni.

Non è il mondo del web, dove le modifiche avvengono a ciclo continuo, e neppure quello delle app. Con gli aggiornamenti automatici delle applicazioni, i cambi di versione del software sono diventati poco percepibili, dal punto di vista degli utenti. E anche i libri digitali e le opere multimediali possono o potrebbero venire modificati e aggiornati in automatico (anche se è sperabile che ciò non accada senza il consenso di autori e fruitori).

Problema serio, per chi debba gestire gli archivi o studiare le opere basandosi sulla loro evoluzione nel tempo.

“The Web is about rapid evolution. It’s not about new editions. It is rather about an eternal beta and continuous flow. This is not print anymore. That age is over.” (Gerry McGovern).