Archivi categoria: psicologia

L’arte del negoziato

“L’arte del negoziato” è il titolo con cui venne tradotto in italiano “Getting to Yes – Negotiating Agreement without Giving In”.

Il libro, scritto da Roger Fisher, William Ury e Bruce Patton nel 1991, ebbe un’enorme diffusione internazionale. Descrive una tecnica per la gestione dei conflitti (politici, sociali, familiari) sviluppata nell’Harvard Negotiation Project e usata con successo sia a livello di conflitti tra stati che per affrontare situazioni di degrado e violenza nei territori urbani.

Tecnica efficace anche per la gestione dei contrasti tra clienti e fornitori nell’ambito dell’outsourcing dello sviluppo software.

Software e autismo

“Chi fa selezione del personale ha notato che le qualità mentali tipiche di un buon programmatore assomigliano a quelle che portano a diagnosticare la sindrome di Asperger: un interesse ossessivo per soggetti ben delimitati; una passione per i numeri, i pattern e le macchine; una passione-dipendenza per task ripetitivi; l’assenza di sensibilità per gli aspetti sociali.”

“In praise of misfits”, The Economist, June 2nd 2012

Memex

Il Memex è (sarebbe) uno strumento per la memorizzazione delle conoscenze individuali, una “Personal Knowledge Base”, ideato nel 1945 da Vannevar Bush, direttore per la ricerca scientifica del presidente USA Truman, e considerato come l’idea originaria da cui sarebbero poi derivati gli ipertesti.
Stephen Davies in “Still Building the Memex” su Communications of the ACM, February 2011 fa il punto sulle diverse tipologie di strumenti che sono stati realizzati per implementare almeno parzialmente il memex, e su quali requisiti dovrebbero essere soddisfatti per migliorare le implementazioni esistenti.

Scadenze: pro e contro

Le scadenze hanno effetti sia negativi che positivi.

Ci mettono sotto pressione:

“When your mind is pressured, it actively begins shutting things down. Your vision narrows—literally as well as figuratively. You no longer consider options. It would seem that deadlines, in general, are very bad for your cognitive processing.”

Ma senza scadenze, le attività corrono il rischio di non essere completate:

“You need deadlines. If it weren’t for deadlines, nothing would get done. But be mindful of the consequences. If the consequences of missing the deadline are fearsome, then you can expect that your brains will start shutting down as the deadline approaches.”

Ne parla Andy Hunt, uno dei Pragmatic Programmers. Da leggere.

Non tutti i videogame rintronano

“A growing number of researchers – and an expanding body of evidence – indicate that joysticks can go a long way toward building smarter children with better reasoning skills.
Games such as Sim City, Civilization, Railroad Tycoon, and Age of Mythology extend beyond the flat earth of rote memorization and teach decision-making and analytical skills in immersive, virtual environments that resemble the real world.”

Samuel Greengard, “Are We Losing Our Ability to Think Critically?“, in Communications of the ACM, 07/2009.

Comunità di contenuti

Un articolo di Wojciech Cellary, universitario di Poznan, “Content Communities on the Internet”, confronta le comunità territoriali (le relazioni che si stabiliscono nel luogo in cui si risiede) con le comunità che si formano su internet in merito ad uno specifico argomento (ad esempio gli appassionati della Fiat 500, o le persone interessate agli standard ISO9000).

L’analisi comparativa fa emergere alcuni aspetti interessanti, tra cui:

  • nelle comunità di contenuti, il fatto che le relazioni si stabiliscano su un unico argomento porta naturalmente ad una radicalizzazione delle posizioni
  • affinché la comunità di contenuti si sviluppi in modo positivo, la partecipazione non deve essere anonima.

L’articolo è apparso su IEEE Computer, November 2008.

Fare attenzione, sempre più difficile

Email, SMS, Facebook, … se non si è disciplinati, gli stimoli che ci distraggono ci possono risucchiare.

La capacità di lavorare, di progredire, di ottenere risultati si basa sulla concentrazione, sul prestare attenzione. Ma ogni fonte informativa ed ogni canale di comunicazione si ripromettono di ottenere, sia pure per poco, la nostra attenzione. Di distrarci dal nostro focus.

Questo articolo di Mike Elgan lo spiega bene. Sei ore di lavoro concentrato ottengono ben di più di dodici ore di lavoro inframmezzato da email, telefonate, sms, navigazioni web, ecc.

Google ci sta facendo diventare stupidi?

Is Google Making Us Stupid?‘ è un articolo di Nicholas Carr, pubblicato su The Atlantic Online, July/August 2008.

Il titolo è ad effetto, ma il nostro istupidimento non è causato in modo specifico da Google. Il problema è “What the Internet is doing to our brain”, le modifiche che Internet porta al nostro modo di apprendere e pensare.

Carr segnala, partendo dalla propria personale esperienza e da quella di altri utenti, che chi frequenta in modo sistematico la rete si abitua ad una modalità di apprendimento e di elaborazione del pensiero diverse rispetto a quelle a cui era abituato. Più frammentarie, meno riflessive. Per alcuni versi, il discorso rimanda a quello trattato trent’anni fa da Neil Postman (in Amusing Ourselves to Death – anche in italiano) sugli effetti del modello culturale visuale – pubblicitario – televisivo.

Tecnologie di collaborazione

Peter Denning, Peter Yaholkovsky: ‘Getting to “We”. Solidarity, not software, generates collaboration.’ in Communications of the ACM, April 2008.

‘Collaboration occurs when a community creates a solution to a messy problem that takes care of all their concerns at the same time. Collaboration is an ideal achieved far less often than it is invoked. It is often confused with information sharing, cooperation, or coordination. Most of our “collaboration technologies” are actually tools for information sharing.

[…] Collaboration does not mean that you give up or compromise your dearest concerns. It means designing a solution that recognizes your concerns. The process often leads to a reconfiguration of everyone’s concerns. The hallmark of successful collaboration is the

experience of solidarity and new energy: a “we”.’