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(pubblicato su ZeroUno n.243, aprile 2002)
Etica
dello sviluppo software. I perché di una traduzione. Sviluppare software può
essere appassionante. Il problema ti prende, provi a risolverlo, tenti
una strada, saltano fuori anomalie, pensi a quali possono essere le
ragioni, scopri la causa, correggi, riprovi. Poi, prima o poi, funziona,
e quando funziona è una bella sensazione. Ci si possono passare
ore, come di fronte a un videogame - ma è più appagante,
quando è un'attività a cui riusciamo ad attribuire un
senso, un significato.. Oltre a queste valenze "soggettive",
lo sviluppo del software ha però anche una dimensione etica e
sociale, che non sempre emerge alla nostra coscienza, e che riguarda
gli utilizzatori e i committenti del prodotto sviluppato; o magari l'interesse
pubblico, della società nel suo insieme. Molte attività della
nostra vita quotidiana dipendono dal software.Se funziona, ci semplifica
le cose; se non funziona, o se funziona male, ce le può complicare.
Sviluppare software è un mestiere che ha implicazioni sociali, e comporta un insieme di responsabilità nei confronti di chi lo ha commissionato, di chi lo acquista e di chi lo utilizza. Questo è lo spirito di fondo del Codice Etico e di Pratica Professionale dello Sviluppo Software, promulgato nel 1999 dall'ACM (Association for Computing Machinery) e dall'IEEE-Computer Society, le due maggiori organizzazioni professionali internazionali in campo informatico. A ben guardare, poi, la dimensione
etica non riguarda solo il rapporto tra committenti, utenti e fornitori
di software, bensì anche il lavoro quotidiano degli stessi sviluppatori.
Lo sviluppo software è in genere un'attività sociale,
svolta all'interno di un gruppo di lavoro, nell'ambito di una organizzazione
o di un'azienda, caratterizzata da propri obiettivi, da rapporti gerarchici
definiti, da un insieme di concrete relazioni umane. Finalità del Codice Etico Il Codice è il frutto
del lavoro di anni di una task force internazionale, per definire "uno
standard per l'insegnamento e la pratica dello sviluppo software, che
documenta gli obblighi etici e professionali degli sviluppatori software.
Intende informare gli sviluppatori sul livello di professionalità
che la società si aspetta da loro, su come i loro colleghi aspirano
a comportarsi, su cosa aspettarsi l'uno dall'altro. Il Codice intende
inoltre informare l'opinione pubblica sulle responsabilità inerenti
la professione dello sviluppatore software". La traduzione italiana Approvata dopo un lungo e minuzioso esame dalla task force internazionale di ACM e IEEE-Computer Society, questa traduzione nasce da un dato di fatto: in Italia, diversamente da quanto accade in altri paesi, la discussione sugli aspetti etici legati allo sviluppo del software non si è ancora avviata. O meglio, mentre la consapevolezza delle implicazioni sociali dei sistemi software si sta facendo strada nella pubblica opinione, è invece quasi assente tra i professionisti dell'informatica, che si considerano esclusivamente come dei tecnici e si disinteressano, spesso, delle ricadute del loro lavoro su clienti ed utilizzatori. La traduzione in italiano ha rispettato fedelmente lo stile secco e prescrittivo della versione originale inglese. Ne è uscito un testo certamente ruvido e poco musicale dal punto di vista linguistico, ma non ambiguo. Abbiamo dovuto affrontare
alcuni problemi semantici: come tradurre, ad esempio, l'americano "software
engineer", visto che l'espressione "ingegnere software"
non è diffusa in Italia. Negli USA, e a livello internazionale,
viene usata per riferirsi a tutti i soggetti coinvolti in modo attivo
nell'analisi, progettazione, realizzazione e test di software. In Italia,
ben pochi dei soggetti coinvolti in tali attività si riconoscono
in questa espressione linguistica. Il rischio, pertanto, era di fare
intendere, con una traduzione letterale, che si tratti di un Codice
rivolto esclusivamente ai laureati in Ingegneria che si occupano di
software, mentre così non è. Altra questione delicata. Il termine "sviluppatore" ha una connotazione di genere, e non avevamo certo intenzione di escludere, in qualità di soggetti del Codice Etico, le numerose donne che lavorano nel settore. Per rendere conto del valore delle molte sviluppatrici che conosciamo, sarebbe stato necessario usare estensivamente la doppia desinenza. Riempire il testo, già di per sé abbastanza pesante e ripetitivo, di "sviluppatore/-trice" ci è sembrato però sgradevole - beati, in questo, gli americani che hanno un unico sesso informatico. Abbiamo quindi deciso di utilizzare il solo termine maschile, confidando nella intelligenza dei lettori ed in particolare nella comprensione delle lettrici. --> vai a elenco articoli |
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