La nuova divisione del lavoro

È vero che l’informatica riduce posti di lavoro? Se sì, quali tipi di lavoro riduce? Il tema è trattato in modo approfondito in un testo del 2005 di Frank Levy e Richard Murnane: “The New Division of Labor. How Computers Are Creating the Next Job Market”.

Secondo gli autori, l’informatica riduce l’occupazione per i lavori, manuali e non, in cui l’attività è basata sul seguire delle regole e delle procedure. Non ha al contrario alcun effetto negativo, anzi, sui tipi di lavoro che richiedono essenzialmente competenze intellettuali (“expert thinking”) e capacità di comunicazione (“complex communication”).

Da notare il peso che gli autori attribuiscono alla necessità di formazione sulle competenze linguistiche – comunicative (“literacy”) e matematiche: maggiore il tasso di cambiamento in una società, maggiore l’esigenza di leggere e interpretare i cambiamenti in atto per adeguarsi senza esserne travolti.
Ne consegue che le capacità di capire e intervenire sulla realtà (“problem solving”) e di comunicare efficacemente non devono venire insegnate solo nei tipi di scuola più prestigiosi, come i nostri licei, ma anche negli indirizzi tecnici e professionali, in quanto critiche per la sopravvivenza nel mercato del lavoro.

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